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DIAGNOSTICA STRUMENTALE AVANZATA

  • AUTOREFRATTOMETRIA


Serve per la misurazione oggettiva del potere refrattivo dell’occhio. Questo tipo di strumento, infatti, procede alla misurazione senza intervento dell’operatore; teoricamente i valori refrattivi ottenuti potrebbero essere trasferiti senza modifiche sulla prescrizione per gli occhiali. In pratica, è ben difficile che ciò avvenga, perchè lo strumento ha un “margine di errore”;può essere facilmente ingannato da uno spasmo di accomodazione del paziente, perde di precisione quando siano presenti opacità dei diottri oculari (cataratta), pupille in miosi stretta, in presenza di fissazione instabile.

  • TONOMETRIA


La tonometria consiste nella misurazione della pressione interna dell’occhio. La pressione intraoculare (IOP) è determinata dalla quantità di liquido prodotto all’interno dell’occhio, chiamato umor acqueo. Ovviamente più liquido c’è nel bulbo oculare e più alto è il valore della pressione intraoculare. Il valore della pressione interna dell’occhio, sebbene sia differente dalla pressione arteriosa, si misura con la stessa unità, ossia in “millimetri di mercurio” (mmHg). La misurazione della pressione oculare rappresenta un momento importante e fondamentale dell’esame oculare di routine in quanto l’aumento dei suoi valori rappresenta uno dei parametri fondamentali, anche se non obbligatorio, della malattia glaucomatosa. A volte si può riscontrare una pressione oculare troppo bassa. Può avvenire, ad esempio, come complicanza di un intervento chirurgico oculare.

Quali tipi di tonometria?

Tonometro a soffio (non a contatto)

È uno strumento utilizzato per misurare la pressione intraoculare che non richiede alcun contatto con la superficie oculare.

Tonometro ad applanazione di Goldmann (a contatto)

È lo strumento più diffuso per la misurazione del tono oculare.

 

  • MICROSCOPIA ENTOTELIALE E PACHIMETRIA

Consiste nello studio della parte della membrana più interna della cornea: l’endotelio corneale. Utile nello studio preliminare dell’intervento di cataratta e in diverse patologie congenite corneali.

  • TOPOGRAFIA

È un esame di notevole precisione, in grado di fornire molte informazioni sulla superficie corneale. Consente l’acquisizione di immagini e successiva rielaborazione computerizzata del profilo di curvatura della cornea. Il campo di impiego elettivo di questo strumento, estremamente sofisticato, è costituito dalla chirurgia refrattiva. Risulta molto utile nel follow up di pazienti operati al segmento anteriore; nel monitoraggio e nella terapia delle cheratopatie di qualsiasi origine quali il cheratocono; per eseguire un rilievo oftalmometrico in caso di astigmatismi irregolari (traumi, cheratocono, pregresse cheratiti, ecc); è anche utilizzato in contattologia sia per determinare i parametri della superficie posteriore delle lenti, sia per controllare eventuali alterazioni indotte dalle lenti a contatto sulla superficie corneale. Per la corretta esecuzione dell’esame è opportuna la sospensione nell’uso delle lenti a contatto per un periodo di tempo da valutare insieme al medico oculista.


 

 

  • PERIMETRIA COMPUTERIZZATA

Il campo visivo è la porzione di spazio che viene percepita da un’occhio intorno al punto di fissazione. Viene valutato mediante la perimetria o esame del campo visivo. Tale esame è fondamentale nei pazienti con sospetta ipertensione oculare. La perimetria computerizzata trova applicazione elettiva nella diagnosi e nel follow-up del glaucoma.
Altresì importante è nella diagnosi e nel follow-up dei problemi relativi al nervo ottico e alle vie nervose centrali (patologie demielinizzanti, tumorali, etc.).

  • FLUORANGIOGRAFIA

La fluorangiografia costituisce uno degli esami più importanti nella diagnostica delle malattie della retina e della coroide. E’ una indispensabile guida per identificare le aree da trattare madiante laser argon; questo esame, infatti, consente di mettere in evidenza le aree non irrorate (ischemiche) e lesioni provocate da nuovi vasi che si sviluppano a causa di carenza di ossigeno. In sostanza funziona come una mappa consentendo al medico di individuare con maggiore precisione le zone malate.

Per quali patologie viene richiesto?

La fluorangiografia trova applicazione in tutte le patologie maculari, del nervo ottico e retiniche. Le patologie con maggiori indicazioni alla fluorangiografia sono anzitutto le vasculopatie della coroide e della retina (occlusione delle arterie e delle vene retiniche, retinopatia diabetica, angiomatosi retiniche e coroideali, le patologie maculari congenite ed acquisite, i tumori, i traumi coroideali e retinici. L’esame viene effettuato prima di iniziare il trattamento laser fotocoagulativo. Dopo l’introduzione della tomografia a coerenza ottica (OCT) la fluorangiografia ha visto diminuire il suo uso per le patologie della macula, la zona più sensibile che si trova al centro della retina. L’OCT e la fluorangiografia vanno, comunque, considerati esami complementari: l’uno non esclude l’altro perché col secondo esame si mette in evidenza la dinamica del flusso sanguigno mentre col primo si analizza esclusivamente lo stato della macula e del nervo ottico attraverso una ricostruzione al computer degli strati retinici.

 

  • OCT

L’OCT – acronimo di Optical Coherent Tomography(tomografia a coerenza ottica), rappresenta una nuova modalità di diagnostica per immagini.

Quali applicazioni cliniche?

Fornisce in tempo reale immagini delle strutture tissutali normali o patologiche della retina ed in particolare della macula. Analizza la conformazione, lo spessore, il rapporto tra i vari strati retinici con una risoluzione maggiore rispetto alle tecniche per immagini convenzionali come ultrasuoni, risonanza magnetica (RM) o tomografia computerizzata(TAC). È impiegato in un vasto spettro di applicazioni cliniche, in molte patologie della macula e del nervo ottico consentendo una diagnosi precoce. Nel caso del foro maculare consente di classificare i vari stadi della malattia e, quindi, di monitorare eventuali peggioramenti. È utile anche per la diagnosi della membrana epiretinica (pucker maculare). In molti casi si rivela un importante strumento di prevenzione.

Quali sono gli effetti collaterali?

È un esame non invasivo, che non comporta contatto ed è assolutamente privo di effetti collaterali se non quelli dovuti alla dilatazione pupillare che in alcuni casi può essere anche evitata.

Quali limiti ha?

Nonostante gli innumerevoli pregi è limitato da opacità della cornea (dovute, ad esempio, a cheratiti), ma anche del cristallino (cataratta) e del corpo vitreo nonché dalla miosi (diminuzione del diametro della pupilla). In tutti questi casi, infatti, la luce infrarossa non riesce ad arrivare sulla retina o, comunque, vi giunge in misura ridotta.


  • ECOGRAFIA


Come per le altre discipline mediche anche gli occhi e le strutture circostanti possono essere studiati con l’uso degli ultrasuoni. Permette la visualizzazione in tempo reale di strutture oculari non altrimenti visibili direttamente, consentendone una documentazione fotografica. Non necessita di alcuna preparazione. L’ecografia oculare viene richiesta principalmente per la valutazione del segmento posteriore in presenza di mezzi diottrici opachi (cataratta, emovitreo, leucocorie, leucomi corneali, ecc);per la determinazione della sede, delle dimensioni e della natura di neoformazioni endoculari; per la valutazione di lesioni orbitarie.

 

  • BIOMETRIA

Consente la misurazione ecografica di diverse strutture, non necessita di alcuna preparazione.
È utilizzata principalmente per calcolare con precisione la gradazione del cristallino artificiale che viene impiantato dopo l’asportazione della cataratta.

 

  • ERG-PEV


L’ERG consiste nel misurare la variazione del potenziale elettrico della retina quando essa riceve uno stimilo luminoso, il tracciato ottenuto in questo modo è detto elettroretinogramma. A seconda che l’occhio sia preadattato al buio o alla luce, si avrà una risposta prevalentemente dei coni (fotopica) o dei bastoncelli (scotopica). Si hanno variazioni dell’ERG a seconda dei diversi parametri dello stimolo luminoso, in particolare della lunghezza d’onda, dell’intensità, della durata, della frequenza, ed infine della forma dello stimolo. L’elettroretinogramma rappresenta una risposta di massa del tessuto retinico, è cioè la somma algebrica di tutti i potenziali, non solo dei fotorecettori, ma anche di tutti gli altri componenti della retina. Un’ alterazione dell’ERG non comporta necessariamente un analoga riduzione dell’acuità visiva: si può riscontrare un ERG estinto pur in presenza di un’ acuità visiva normale (ad esempio nella retinite pigmentosa); viceversa si può avere un ERG normale in caso di degenerazioni dei fotorecettori interessanti solo la fovea o nelle patologie delle vie ottiche. Le patologie retiniche più frequentemente indagate con l’elettroretinogramma sono la retinite pigmentosa, il distacco di retina, l’occlusione dell’arteria oftalmica, l’occlusione dell’arteria centrale della retina, alcune patologie coroideali.

PEV


Registra la risposta elettrica dell’area corticale occipitale ad uno stimolo visivo. Questo test elettrofisiologico fornisce la valutazione globale della catena di trasmissione del segnale visivo, anche se risulta di difficile interpretazione. Se tutta la via di conduzione dello stimolo luminoso è integra si potrà registrare una variazione di potenziale della corteccia visiva occipitale; se invece esiste un’alterazione in qualsiasi punto delle vie ottiche, il segnale non potrà più raggiungere la corteccia, o risulterà molto alterato. Questa metodica può essere utile principalmente nelle patologie del nervo ottico e delle vie visive, nelle patologie chiasmatiche e retrochiasmatiche in tutte le patologie che compromettono la funzione maculare.